(…) anche nelle cellule che si adattano di più e riescono a sopravvivere meglio di quelle maschili sotto stress ambientale e farmacologico. Da uno studio congiunto dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e l’università di Sassari, emerge che le cellule femminili sono più resistenti, grazie alla loro capacità di andare a caccia di soluzioni per non morire, e che non sono solo diverse per quanto riguarda i cromosomi, ma anche per quanto concerne il loro destino perchè uomini e donne hanno un rischio diverso di contrarre certe malattie. Le cellule maschili (XY) hanno infatti un comportamento stereotipato. Sotto stress ambientale e farmacologico non riescono ad adattarsi, per cui evolvono verso la morte cellulare. Le cellule femminili possono riorientarsi e cambiare forma senza perdere la loro vitalità e la loro energia e, per non morire, attivano una sorta di cannibalismo, diventano cioè capaci di ‘mangiare alcuni loro componenti’ (autofagia) per ricavare fonti energetiche per sopravvivere. In definitiva sono più parsimoniose, perché non sprecano nulla di quello che può essere riciclato, come sottolinea lo studio dell’Iss.